Video marketing, tutto quello che devi sapere per iniziare alla grande il 2021

Oggi le persone non leggono più. O meglio, preferiscono di gran lunga vedere e ascoltare (almeno sui social). Allora, per catturare la loro attenzione, ecco che il formato video può fare veramente la differenza.

In questo articolo ti spieghiamo i vantaggi di questo trend in costante crescita da monitorare e perché dovresti implementare immediatamente una video marketing strategy per iniziare alla grande il 2021.

Video marketing: i vantaggi e perché usarlo

Il video rappresenta un alleato per le aziende che hanno l’obiettivo di incrementare le opportunità di business e avere un impatto sul pubblico, su ogni canale e piattaforma, nelle landing page, nei case study e nelle demo di prodotto, ma soprattutto sui social media.

Ti potrebbe interessare anche: Come (non) comunicare sui social durante l’emergenza Coronavirus

Grazie ai video, infatti, sarai in grado di mostrare la personalità del brand in maniera più semplice ed efficace, con risultati soddisfacenti perché avrai l’occasione di raccontare visivamente la sua storia favorendone la memorizzazione e stimolando la curiosità dello spettatore.

Inoltre, questo formato:

  • Regala alle persone un’esperienza migliore rispetto ad altre forme di comunicazione grazie alla sua interattività.
  • Coinvolge il pubblico in maniera esponenziale perché permette di instaurare un dialogo fra brand e potenziale cliente.
  • Ispira fiducia perché permette di stabilire una comunicazione autentica e trasparente con gli stakeholder.
  • Aumenta la credibilità dell’azienda, dei servizi e dei prodotti offerti.
  • Trasmette un messaggio in maniera efficace perché le persone sono portate a ricordare contenuti visivi e parlati rispetto a quelli scritti.
  • Diventa facilmente virale perché le persone sono portate a condividere contenuti multimediali rispetto a quelli scritti.
  • Genera traffico sul sito web o su altre pagine di atterraggio.
  • Migliora il posizionamento sui motori di ricerca perché i primi risultati mostrati sono video.

Guarda: Vinci la sfida contro i tuoi competitor

Ora non ti resta che strutturare una nuova strategia per coinvolgere il tuo target di riferimento con contenuti di valore interattivi e piacevoli.

Ps: La seconda parte di questo articolo te la illustreremo con un video! 😉

McDonald’s lancia il suo primo burger vegano

A partire dal 2021 da McDonald’s sarà possibile ordinare il primo burger vegano della nota catena di fast food. Ad annunciarlo è stato lo stesso colosso americano che, non avendo avuto molta fortuna negli scorsi anni con le opzioni vegetariane e “meatless” se non a livello locale, ha dichiarato che l’hamburger sarà composto completamente da sostanze vegetali. La produzione avverrà in collaborazione con Beyond Meat, l’azienda che produce sostituti per la carne e prodotti caseari a base di vegetali dal 2009.

McDonald’s annuncia McPlant, il nuovo panino con burger senza carne

Dopo il successo del panino 100% di origine vegetale Rebel Whopper del suo acerrimo competitor Burger King, dal prossimo anno anche nel menù di McDonald’s sarà presente il nuovo burger senza carne chiamato McPlant.

“Abbiamo creato un delizioso hamburger che sarà la prima opzione di menù a base vegetale”, ha sostenuto Ian Borden, il presidente di McDonald’s International, che ha poi aggiunto come la linea McPlant potrebbe eventualmente in futuro includere anche altri prodotti come il pollo a base vegetale e i panini specifici per la colazione.

La svolta veg e la scelta della sostenibilità

Tuttavia, il nuovo McPlant senza ingredienti di origine animale, che ricalcherebbe il sapore e la consistenza dei classici hamburger di carne, non sarebbe propriamente un prodotto creato nello specifico per vegani e vegetariani, visto che – secondo l’Indipendent – queste persone di solito non frequentano ristoranti McDonald’s, dato che anche le patatine fritte verrebbero cotte in grassi di origine animale.

Allora a chi è rivolta la nuova linea vegana di McDonald’s? Sicuramente agli onnivori in cerca di alternative alla carne, non solo per motivi di salute ma anche per scelte di natura etica legate alla sostenibilità.

Ti potrebbe interessare anche: Quali packaging apprezzeranno i consumatori del futuro

Oggi i consumatori sono sempre più attenti alle scelte in termini di produzione eco-compatibile da parte delle aziende. Per questo si aspettano dalle imprese maggiore responsabilità e sensibilità verso le tematiche ambientali, oltre ad interventi concreti per limitare l’inquinamento degli allevamenti intensivi e lo spreco delle risorse idriche per la produzione di carne.

Sarà una mossa vincente? Lo scopriremo presto.

Quali packaging apprezzeranno i consumatori del futuro

L’11 e il 12 marzo 2020 a Helsinki si è tenuto un evento legato al mondo dell’industria che ha registrato un grande successo nonostante la pandemia da covid-19 abbia ridotto in maniera considerevole il numero dei visitatori di quest’anno. La fiera, che ha posto l’attenzione sui temi dell’industria sostenibile e i trend del futuro, si è focalizzata sul ruolo dell’imballaggio e dell’impatto sull’ambiente della plastica, con l’obiettivo di sensibilizzare le aziende alla consapevolezza dell’uso responsabile dei materiali.

I packaging influenzano le decisioni di acquisto?

Oggi lo sviluppo delle tecnologie sempre più preponderanti nelle vite di ciascuno di noi ha fatto sì che anche i processi decisionali dei singoli consumatori, orientati ancora di più verso una scelta sostenibile, si modellassero sui cambiamenti in atto. Portando inevitabilmente le industrie degli imballaggi, della plastica e in generale del food&beverage a domandarsi effettivamente quale ruolo si intende ricoprire da qui ai prossimi anni, vista la forte evoluzione dei consumi che vede le persone impegnate maggiormente e più sensibili verso il riciclo e l’ambiente.

Ti potrebbe interessare anche: Packaging, ora obbligatoria l’etichettatura ambientale sugli imballaggi

A questo proposito, il CEO di Packdesign ID, Maija Olkkonen-Sepp, direttore creativo dell’azienda finlandese che si occupa di design e sviluppo di packaging, in un suo discorso ha stilato il profilo del consumatore del futuro con le sue aspettative sull’imballaggio capace di influenzare le decisioni d’acquisto.

Green, non greenwashing

I consumatori di oggi, sempre più svegli, attenti e consapevoli, hanno a cuore la compatibilità ambientale del prodotto, la quantità di plastica utilizzata negli involucri e il suo grado di riciclabilità.

Per questo desiderano che le aziende produttrici si assumano la responsabilità totale di produrre in modo eco-compatibile senza la necessità di elevare i prezzi, perché a trarne vantaggio in termini di risparmio non sono solo i consumatori.

Usare non fa rima con sprecare

Con un quadro demografico che presenta un invecchiamento della popolazione sempre più elevato, diventa l’obiettivo primario focalizzarsi sull’usabilità degli imballaggi a beneficio degli anziani.

Focalizzarsi sul target di consumatori, significa prestare attenzione ai propri clienti e alle loro esigenze.

Dunque, rendere più semplice l’uso del prodotto per evitare sprechi inutili è un altro aspetto da tener conto per andare incontro ai bisogni del consumatore di oggi e quello di domani. Perché usare non fa rima con sprecare.

Vesti la confezione con il tuo prodotto

Onestà e trasparenza. Cosa c’è di meglio di questi due ingredienti non poi così tanto segreti per attrarre il proprio target di consumatori? Prendi ispirazione dal packaging vintage e dal “no label look” e vesti la tua confezione con il tuo prodotto. Lascia che sia lui a comunicare. Le persone amano le storie.

Cosa ne pensate?

Fonti:

https://www.foodbev.com/news/the-effect-of-innovative-packaging-on-ou/#.VPREJPmG8rV

https://www.hbmedia.info/petplanet/2020/01/17/pactec-foodtec-and-plastexpo-nordic-to-focus-on-industry-sustainability-and-future-trends/

https://ecolabnet.org/package-trends-2020/

Packaging, ora obbligatoria l’etichettatura ambientale sugli imballaggi

Dal 26 settembre 2020 l’etichettatura ambientale del packaging è diventata obbligatoria per legge. A prevederlo è il D. Lgs. 116/2020 che sancisce la nuova marcatura delle confezioni “ai fini della identificazione e classificazione dell’imballaggio”.

Perché è obbligatorio inserire la nuova etichettatura

Per facilitare la raccolta differenziata, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio, dando allo stesso tempo ai consumatori informazioni precise sulle destinazioni degli imballaggi dopo il loro consumo, occorrerà indicare “la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE della Commissione”, come spiega il decreto legislativo, attraverso precisi simboli e parole. In sostanza, “tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea”. Questo significa che non si potranno più produrre pack senza etichettatura ambientale.

Come progettare ed etichettare graficamente i nuovi packaging da ora

La codifica prevista dalla decisione 97/129/CE menzionata prima è rappresentata da tre frecce che formano un triangolo equilatero, un numero e l’abbreviazione del materiale, cioè PAP che sta per PAPER (carta).

Infatti, per gli imballaggi di questo materiale è necessario apporre i seguenti codici:

  • PAP 20 per gli imballaggi in cartone ondulato;
  • PAP 21 per gli imballaggi alimentari in cartone non ondulato;
  • PAP 22 per gli imballaggi in carta di altre categorie merceologiche.

E adesso, quante ristampe dovrai annullare? 😄

Rebranding: da Facebook a Rolls-Royce, gli ultimi casi più interessanti

Non solo per il cambiamento del mercato e dell’azienda, a volte diventa indispensabile un rebranding del marchio o in generale un aggiornamento totale del design di un brand, di una piattaforma o di un’applicazione per darsi una rinfrescata e differenziarsi dai propri competitors.

Ad agosto Facebook ha rinnovato la sua originaria interfaccia desktop, proprio come l’iconica birra Holsten che ha lanciato un nuovo packaging autentico e Rolls-Royce, pur restando fedele ai suoi storici valori.

Scopriamo i casi più interessanti del mese che ci siamo lasciati alle spalle da poco, ma prima vediamo insieme cos’è il rebranding.

Rebranding: alcuni esempi noti per spiegare cos’è

Se fare branding significa in poche parole consolidare un marchio nel mercato e legare i consumatori a un’idea, a un’emozione o a un’esperienza, il rebranding può essere definito come una strategia di marketing che ha come fine il riposizionamento di un brand già noto attraverso la costruzione di una nuova identità che rispecchia una rinomata immagine aziendale.

Quasi tutte le grandi aziende hanno praticato questa operazione almeno una volta nel corso della loro storia. Basti pensare alla FIAT e alla continua evoluzione dei suoi famosissimi loghi che hanno rispecchiato il cambiamento della nostra società in epoche diverse, oppure ad Apple e a Google che, anno dopo anno, ha modificato il suo logo così impercettibilmente da passare inosservato. C’è chi comunque, come la casa automobilistica Datsun, ha cambiato oltre allo stile del proprio logo anche addirittura il nome. Non a caso oggi le sue auto sono firmate Nissan. Questo però non è l’unico caso. Uno dei più grandi marketplace online al mondo, oggi conosciutissimo come AirBnB, prima era AirBed And Breakfast.

Come appena constatato, il rebranding riguarda le più disparate realtà aziendali ed è un processo diffusissimo, nonché continuo. Ce ne hanno dato prova proprio ultimamente Mark Zuckerberg con il suo social Facebook, la birra tedesca Holsten e l’azienda di automobili di lusso Rolls-Royce.

Rebranding: il caso Facebook

Come abbiamo potuto vedere con i nostri stessi occhi, Facebook ha riprogettato completamente la sua versione desktop (concepita come estensione dell’interfaccia mobile) che vanta di una user experience semplificata con tempi di caricamento più veloci che mai, oltre ad una modalità dark monocromatica meno luminosa per non affaticare la vista. Ora il look è decisamente più pulito, con testi più grandi e contenuti multimediali da visualizzare a tutto schermo, oltre alla gestione di pagine, gruppi ed eventi da gestire con più facilità.

Rebranding: il caso Holsten

La birra artigianale Made in Germany ha lanciato una nuova visual identity per adattare il suo marchio al mercato contemporaneo ma soprattutto perché è stata accusata di essere prodotta in serie, visto l’aumento vertiginoso delle sue vendite.

Con l’obiettivo di riaffermare l’autenticità del marchio ricollegandolo ad Amburgo e alle sue radici, il nuovo design riproduce l’etica del lavoro mercantile tipico di questa affascinante città portuale attraverso un packaging totalmente rivisitato che presenta l’icona di un cavaliere, storico simbolo di quel tempo. Inoltre, è stato aggiunto il colore verde acqua leggero e rinfrescante per richiamare all’ossidazione della statua del cavaliere che giace in cima alla torre del birrificio Holsten ed un nuovo logo realizzato a mano ispirato alla tipografia e alle etichette presenti negli archivi dell’azienda.

Rebranding: il caso Rolls-Royce

Rolls-Royce ha presentato la sua nuova identità visiva con l’obiettivo di restare fedele ai propri valori seppur conferendo al proprio marchio una veste grafica più contemporanea perché, secondo quanto affermato dall’azienda inglese di automobili di lusso, il suo pubblico diventa giorno dopo giorno sempre più giovane. Da qui l’esigenza di rivisitare l’emblematica statua in chiave digital, il logo e la palette di colori.

Mentre il logo aggiornato presenta una base posta ai piedi della statua, la cui silhouette è stata volutamente rivisitata in seguito ai recenti dibattiti sul corpo delle donne e la loro strumentalizzazione, i caratteri dei nomi delle auto pubblicizzate sono distanziati per enfatizzare l’importanza dei vari modelli proposti. Nonostante ciò, è stata la direzione del wordmark a sancire il cambiamento definitivo. Ribaltato orizzontalmente, il logo comunica che, nonostante sia un marchio storico, è rivolto al futuro.

Per una consulenza di branding, rebranding e tanto altro, contatta il team di OGI!

Come (non) comunicare sui social durante l’emergenza Coronavirus

Di punto in bianco molte agenzie si sono ritrovate a dover apportare modifiche al proprio piano editoriale sui social media e a quello dei loro clienti – se non a cambiarlo del tutto – per fronteggiare al meglio l’emergenza Coronavirus e adattarsi al tragico periodo che stiamo vivendo, senza risultare fuori luogo con il lancio di campagne del tutto inappropriate.

Preso atto del cambiamento delle abitudini degli utenti ai tempi del Covid-19, ecco qualche semplice consiglio da seguire per continuare a promuovere campagne pubblicitarie su Facebook e su altri canali con successo e mantenere alta la brand reputation in questo momento particolare, evitando così scivoloni che possono costare caro.

Quindi, nel pratico cosa non bisogna fare assolutamente:

  • Usare un linguaggio pesante scegliendone uno ironico

Rimodulare il tone of voice è un ottimo inizio per mostrare empatia e diffondere messaggi positivi di solidarietà, speranza e vicinanza (anche se solo virtuale). Tutti noi abbiamo bisogno di rassicurazioni e contenuti che ci facciano sorridere, soprattutto se veicolati con un linguaggio coerente. Perciò evitare toni ironici o, al contrario, assai solenni è meglio. Perché un linguaggio piuttosto grave potrebbe spaventare oppure, peggio ancora, dare l’impressione di lucrare sull’incertezza e il senso di smarrimento delle persone. Ed è inutile dirlo, ma non è onesto farlo.

  • Scegliere le immagini errate

Cercare le immagini per produrre un contenuto vincente, fare una selezione di quelle che piacciono di più e infine scegliere quella che più si reputa giusta sembra piuttosto facile, ma non lo è per niente. Soprattutto oggi una semplice fotografia potrebbe divulgare un messaggio contrario alla normativa emanata dal governo in merito al Covid-19, anche se l’intento non era quello di violare quanto stabilito ai vertici. Dunque, tutte le immagini che ritraggono momenti di socialità e aggregazione sono da escludere perché potrebbero suscitare inevitabilmente reazioni negative da parte di un’audience parecchio sensibile.

  • Lasciare in programma i contenuti realizzati prima dell’emergenza sanitaria

Di solito in un piano editoriale, oltre ai classici contenuti realizzati settimana per settimana, sono pianificati anche post programmati per essere pubblicati più in là: basta pensare agli anniversari o semplicemente alle giornate mondiali che ricorrono una volta l’anno. Controllare questi contenuti realizzati prima della crisi sanitaria è utile per valutare se è il caso di cambiare la strategia di comunicazione adottata precedentemente ed evitare di conseguenza feedback tutt’altro che positivi dagli utenti.

Ovviamente è da tenere conto che, anche se è difficile pensare ad altro se non a questa orribile epidemia, la comunicazione sui social non deve necessariamente puntare solo e soltanto su questo argomento. Certamente l’instant marketing è molto apprezzato per la sua vena ironica in tempo reale, però – come già detto in precedenza – le abitudini delle persone sono cambiate: ora si stanno sperimentando nuove ricette in cucina, si sta trascorrendo più tempo in famiglia. Perciò pianificare nel dettaglio una nuova strategia di comunicazione con un piano editoriale in linea con i tempi può rivelarsi un’alternativa valida. E gli spunti in giro si trovano eccome.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Quanto è importante il numero di like per un brand?

Crediamo che il numero di like sui social media sia talmente importante da influenzare la credibilità e la notorietà del nostro brand, oltre l’engagement. E pensiamo che il target di riferimento della nostra marca faccia fatica a nutrire fiducia nei prodotti o servizi offerti, se non abbiamo 10K di follower su Instagram. Ma soprattutto riteniamo che la visibilità online su Facebook sia maggiore ed efficace soltanto in questi casi, tanto da acquistare nuovi mi piace in maniera compulsiva grazie ai bot e ai software che abbiamo a disposizione.

Sentiamo di essere riconosciuti da una comunità solo tramite il consenso che riceviamo online sulle nostre pagine aziendali e non. Per questo nella nostra mente scatta questo ragionamento: 10.000 like = ottima qualità del prodotto/servizio.

Basta assecondare l’ego e la sua incolmabile continua necessità di sentirsi apprezzato da qualcuno. In fondo, il meccanismo su cui si basano gran parte delle dinamiche dei social media è proprio quello di soddisfare questi bisogni umani.

Basta contare il numero dei like sotto ogni post e i seguaci che abbiamo su Twitter. Il prestigio di una marca non si misurerà mai con queste metriche, perché il suo valore cresce e si fonda su sensazioni, feeling, passioni. Non sui numeri.

Più che il numero di like da raggiungere è fondamentale imparare a conoscere le reali interazioni sulle pagine per monitorare le azioni e l’orientamento verso il nostro target, senza sparare a vuoto. È questo l’unico modo per ottenere successo.

Addio Google Plus: chiude il famoso social network

Google tira i remi in barca e ritira il social network Google Plus. Infatti, non è più possibile creare nuovi profili e, tra pochi giorni, verranno disabilitati, gradualmente, tutti quelli già esistenti.

Il 2 aprile Google Plus chiuderà i battenti definitivamente, così è stato annunciato.
Il social network nato nel 2011, non hai mai realmente ingranato, non ha mai portato i risultati sperati e pertanto verrà ritirato dal mercato. Salutato come la prima vera piattaforma in grado di sfidare Facebook, non ha saputo attirare utenti con un’offerta differente. il tempo medio di permanenza sul social per gli utenti è all’incirca di 5 secondi.

Dal 4 febbraio non è più possibile creare nuove profili sul social network, né creare pagine, né organizzare eventi. Ma il processo di eliminazione sarà graduale e durerà diversi mesi, durante i quali alcuni contenuti potrebbero risultare ancora disponibili.

Un altro motivo che ha buttato nella bufera il social network e ha contribuito alla decisione è il grande bug che ha messo a rischio i dati privati di centinaia di utenti del social network di Google, Google+, ma il gruppo avrebbe scelto di non svelare l’accaduto per timore di subire un danno reputazionale. Potenzialmente compromessi sono nome e cognome di centinaia di persone – si parla di 500 mila – e i loro indirizzi email, data di nascita, sesso, luogo di residenza, occupazione e stato civile.

Non ci resta che dire addio al non tanto amato Google Plus e approfittare dei giorni rimasti per salvare i contenuti che non vogliamo perdere. A tal proposito, Google ha creato una breve guida per aiutare i suoi utenti a recuperare i contenuti presenti su Google Plus, prima che questi vengano cancellati definitivamente.

I trend da monitorare per il 2019

L’anno è iniziato da poco ma non c’è tempo da perdere. Diamo un’ occhiata ai trend da monitorare in questo 2019 per essere sempre aggiornati!

  • La generazione Z

Dopo i baby boomers, la generazione X ed i Millennials (o generazione Y) arrivano loro, quelli nati dopo gli anni 2000. Se fino ad ora sono stati ignorati perché troppo piccoli per fare acquisti ed influenzare il mercato, oggi si affacciano al mondo degli adulti. Figli della tecnologia, sono sempre connessi, anche con più dispositivi alla volta, non sanno cosa farsene del libretto delle istruzioni e vogliono che tutto funzioni alla velocità della luce, o anche di più, se si può. Avere una visione chiara dei consumatori, studiarne le caratteristiche comportamentali e analizzarne le abitudini di acquisto ci fornirà le informazioni necessarie per mettere a punto una strategia di marketing di successo.

  • Un nuovo customer journey

Con il termine customer journey indichiamo il processo che il consumatore vive, prima, durante e dopo, l’acquisto di un prodotto/servizio. È importante seguire tutte le sue fasi, dalla prima, chiamata awareness, all’ultima, detta loyalty. Quello che si prevede per il 2019 è un incremento degli strumenti e delle app che hanno come obiettivo quello di dedicare maggiore attenzione al consumatore dopo che ha effettuato l’acquisto. Ciò che conta, una volta acquistato un cliente, è fidelizzarlo. Un cliente fedele è un investimento, a lungo termine, con rendimenti sempre crescenti.

  • Social Activism

Sostenere le giuste cause, prendere posizione e schierarsi: è questo quello che i consumatori notano e vogliono da un brand. Parliamo di social activism, far sentire alle persone che, oltre al nostro fatturato, ci interessa, anche e soprattutto, quello che accade nel mondo.