pubblicato il 25 febbraio 2017 in Comunicazione /

Consideriamo buffi ma soprattutto inconcepibili gli spot giapponesi. Qual è l’approccio pubblicitario usato nel paese del Sol Levante?

La pubblicità giapponese è un mondo tanto lontano quanto differente da quello occidentale da apparire a noi stranieri addirittura folle e grottesco, perché siamo abituati ad un linguaggio persuasivo della comunicazione, dove a competere sono i messaggi e non i prodotti; dato che, da sempre, la nostra cultura è influenzata dai filosofi greci che privilegiavano l’uso della parola.

In Giappone, l’immagine che il consumatore ha dell’azienda è significativa, tant’è che la specialità del prodotto viene messa in secondo piano. Perché la qualità della merce è data per scontata.

A questo proposito, la dominanza del corporate brand può essere considerata una caratteristica distintiva giapponese che si ricollega agli ideali della cultura orientale e al confucianesimo.

Il Giappone infatti viene inquadrato come società ad alto contesto, in cui a prevalere sono le relazioni interpersonali, le espressioni non verbali, la gestualità e le circostanze sociali, che orientano le scelte sulla base del consenso e l’appartenenza ad un gruppo. Nella nostra cultura invece la scelta di un determinato marchio viene fatta per affermare la propria individualità nella massa.

Le pubblicità giapponesi permettono allo spettatore di affezionarsi al brand tramite l’approccio del soft-sell, che consiste in una scarsa rappresentazione del prodotto a favore di una comunicazione emozionale e indiretta.

Stile e presentazione sono alla base per ottenere un risultato efficace.

Gli spot che noi definiamo folli, curiosi, buffi e inconcepibili, hanno lo scopo di intrattenere lo spettatore. L’alto grado di spettacolarità e l’uso di effetti speciali mantengono vivo l’interesse del pubblico. Non a caso, gli spot sono mini-serie che creano una sensazione di ottimismo e felicità. Questa è la tecnica pubblicitaria del mood advertising.

Assistiamo a personaggi animati, pupazzi creati ad hoc, animali parlanti, che, tramite danze, musiche e humor, intrattengono lo spettatore al quale stanno “rubando” qualche minuto di tempo. Proprio dietro la mimica dei testimonial e dei protagonisti degli spot si celano messaggi e informazioni concentrati sulla felicità che il prodotto procura.

“La pubblicità è cultura e la pubblicità giapponese è cultura giapponese.”

In foto, Nicola Lovaglio, Amministratore Unico e General Manager di OGI advertising, tra i commentatori del film documentario Sono Giapponese proiettato da OPENART.