pubblicato il 1 febbraio 2017 in Comunicazione /

Napoli, 27 gennaio 2017. Si è tenuta la terza edizione della rassegna cinematografica cinemaToGraphic organizzata da OPENART, la scuola di grafica pubblicitaria e comunicazione visiva, che ha proiettato presso la sua sede il docu-film Helvetica sul graphic-design e il mondo della tipografia.
Tra i protagonisti della serata, giovani aspiranti creativi ed esperti del settore.

Diretto da Gary Hustwit, il film è stato pubblicato nel 2007 in concomitanza con il 50° anniversario della creazione di Helvetica, il lettering che ha modificato una volta per tutte il nostro modo di vedere, percepire e vivere il mondo. Nessun’altra scrittura come questa è diffusa nello spazio urbano sin dall’anno di nascita: 1957.

Chiarezza, linearità, semplicità e eleganza, ma soprattutto, neutralità. Sono le caratteristiche essenziali che hanno contribuito al suo successo mondiale, partendo da Zurigo e arrivando alle porte di Milano, attraversando poi le strade di Londra, Berlino, Tokyo, New York, e via dicendo, senza fermarsi mai.

Helvetica ci circonda. Dalla segnaletica stradale, ferroviaria e metropolitana, a stand pubblicitari, manifesti, giornali, brand, prodotti, volantini, stampe d’arte, ecc.

Il regista mostra nel film, con scene rapide come la vita quotidiana, milioni di persone che interagiscono con questo carattere nelle diverse metropoli del mondo, più volte al giorno. Ogni giorno.

I designer intervistati nel documentario, le cui personalità influenzano in continuazione l’estetica e l’immagine pubblica delle nostre città, spiegano che il mondo della tipografia segna le nostre vite. E noi, non ce ne rendiamo conto.

Wim Crouwel, uno dei più grandi promotori dell’uso di Helvetica, nel colloquio con Hustwit per la realizzazione del cortometraggio, ricorda così la rivoluzionaria comparsa del carattere negli anni settanta in contrapposizione ai font utilizzati per la propaganda della Seconda guerra Mondiale: «Helvetica fu un grande salto dal XIX secolo. Ci impressionò molto per la sua neutralità, parola che amavamo molto. Perché in alcuni casi il carattere deve essere neutrale, non deve portare un significato intrinseco nel suo aspetto. Il significato deve uscire dal testo, non dal carattere tipografico».

Sin dalla sua primissima comparsa nel mondo del design, Helvetica ha rappresentato uno stile di rottura con gli standard grafici dell’epoca in cui è nata, incarnando gli ideali di ricostruzione, pulizia, novità e modernità pur non legandosi in modo viscerale al periodo che l’ha concepita, restando – così – senza tempo e immortale.

Si utilizza questo font in numerosi contesti – come persino quelli della comunicazione di impresa – per la versatilità che offre: Helvetica è neutra, asettica, audace, affidabile, leggibile, di diretta comunicazione, capace di trasmettere le emozioni dei colori, delle forme e delle immagini, senza comprometterne la semantica.

Nella grafica digitale si afferma nel 1984, quando il suo carattere viene incluso nel sistema Macintosh.

Il film ripercorre tutta la fortuna di Helvetica esplorandone la sua preziosa essenza che ancora oggi è presente nella nostra società post-consumista, nel nostro occhio e nelle nostre vite. E pensare che il font fu disegnato dal grafico e tipografo Max Miedinger (1910-1980) per salvare l’azienda dall’inevitabile fallimento che la stava attendendo.

Nata con il nome “Neue Haas Grotesk”, diventò ufficialmente Helvetica (dal latino Helvetia, Svizzera) nel 1960, quando il lettering stava iniziando ad internazionalizzandosi. Negli anni ottanta fu modernizzato e convertito in “Helvetica Neu”.

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Durante il dibattito post film Nicola Lovaglio, Amministratore Unico e General Manager di OGI advertising ha commentato:

“Helvetica è il carattere tipografico più utilizzato al mondo. Difficilmente migliorabile. Perché è come se fosse radicato in noi. Leggiamo sequenze di parole e non ci rendiamo conto del font utilizzato. La capacità, la creatività e l’innovazione consistono in questo.”